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September 12 LA MARIJUANALa dolce e diabolica illusione -
Questo è un viaggio tra gli effetti di una delle droghe più diffuse tra i giovani. Le alterazioni della mente razionale, la dilatazione del tempo e dello spazio. Tutte le dimensioni artificiali della marijuana.
Il sogno attraente di poter provare l’illusione di vivere in una dimensione diversa da quella abituale, ha da sempre accompagnato l’essere umano. Dalle tribù Inca ai poeti maledetti della Parigi di fine ‘800 fino a quelli della Beat Generation, non esiste una sola civiltà nella quale non sia esistita l’ambizione, da parte di qualcuno, di estraniarsi da una consueta condizione psicologica per percepire la vita in una forma distorta. Questa ricerca può essere interpretata come una sorta di volontà da parte di alcuni individui a liberarsi da quelle regole comportamentali e dai quei costumi che la società nella quale vivono gli ha imposto. Per raggiungere questa metamorfosi si possono anche assumere delle sostanze stupefacenti, una delle più diffuse è certamente la marijuana.
La marijuana è una droga popolare tra i giovani, e ancora oggi resta una pianta proibita. La Marijuana infatti nonostante alcuni effetti all’apparenza benefici che provoca in chi l’assume, è comunque una sostanza tossica per il corpo umano se somministrata in modo sconsiderato. Mettere sotto accusa l’emblematica foglia d’erba con superficialità e senza avere piena coscienza delle sue caratteristiche è però sbagliato: può forse invece rivelarsi utile analizzare gli effetti che può provocare.
Prima di avventurarci in un particolarissimo viaggio narrativo che vedrà come oggetto centrale gli stati di coscienza alternativa che provoca la marijuana, per comprenderne alcune insospettabili sfaccettature è importante ricordare che quella foglia dell’illusione ha delle origini molto antiche. La diffusione della marijuana è dovuta anche alle sue caratteristiche, in quanto è una pianta che cresce ovunque e richiede pochissime cure. Detto questo, possiamo iniziare il racconto di un real trust dedicato alle reazioni che sviluppa la marijuana. Questa è la favola della canapa indiana, la cronaca delle gesta di un demone travestito da angelo.
La canapa indiana richiede un particolare processo per tramutarsi nell’erba dei sogni. Deve essere essiccata e poi tritata prima di entrare in una sigaretta diversa da quelle in vendita in un qualsiasi tabacchi. Il principio attivo della marijuana è il tetraidrocannabinolo, meglio noto come THC. Chi fuma questa droga spesso anche per emulazione di alcuni musicisti leggendari, primo fra tutti certamente Bob Marley, quasi sempre non è consapevole dei rischi che sta correndo assumendo una simile sostanza. Il primo passo da fare per analizzare i tanti profili della marijuana è quello tanto discusso che riguarda un interrogativo che da decenni sembra non aver trovato ancora una risposta inconfutabile: la marijuana crea dipendenza?
Secondo molte tesi la marijuana non provoca un vero e proprio stato di dipendenza in chi la fuma. Sembra infatti che le crisi di astinenza non siano dovute ad una reale necessità fisica. Questa riflessione però deve essere analizzata con molta attenzione in quanto può trarre in inganno. La marijuana pur non creando una condizione di tossicodipendenza come le atre sostanze stupefacenti, in realtà impone comunque una dimensione psicologica debole in chi ne ha provato gli effetti e rischia di diventare una sorta di via di fuga dalle amarezze e dalle difficoltà della vita. A suo modo quindi anche la marijuana provoca una dipendenza, soprattutto psicologica.
Come tutte le sostanze presenti in natura anche la marijuana ha effetti diversi a seconda di chi la assume. Una delle reazioni più comuni è l’improvviso stato di euforia nel quale viene condotto il fumatore di marijuana. E’ comunque fondamentale ricordare che questa sostanza da alcune civiltà era utilizzata in forma curativa per risolvere vari problemi. In Asia più di 4.000 anni fa era considerata un valido medicamento per i reumatismi, per la malaria e, potrà stupire, per rinforzare la memoria. Si tratta di analisi scientifiche che però appartengono anche ad epoche meno remote: il medico irlandese William O’Shaughnessy fu il primo a diffondere la tesi del valore curativo della marijuana sia in Inghilterra che in America.
Nel tempo la reputazione della marijuana ha subito continue metamorfosi, spesso sorprendenti. Nel 1937 il governo federale degli Stati Uniti bandì l’utilizzo di canapa per fini terapeutici, ma fu soltanto negli anni ‘50 che con la legge Boggs sul controllo dei narcotici ci fu l’istituzione di pene più dure sia per i possessori che per i distributori di marijuana. Negli anni ‘ 70 la politica dell’amministrazione Reagan, che demonizzava ancor di più quell’erba, innescò una reazione di disobbedienza che finì con il rendere la marijuana uno dei principali simboli di quei giovani in rivolta. Il nostro viaggio negli effetti della marijuana continua dopo la pubblicità.
Un’allegra canzone degli ‘70 ripeteva: Che bello, due amici una chitarra e uno spinello! Fu proprio nel decennio precedente che la marijuana diventò l’emblema di una stagione di rivolta per un’intera generazione di giovani. In quegli anni gli effetti che provocava la canapa indiana sul corpo umano costituivano un modo per esplorare una nuova capacità percettiva. La marijuana era il simbolo stesso della ribellione ad una società capitalista che sembrava freddamente interessata a far prevalere sempre il denaro sui sogni e sull’amore. C’era quindi un preciso significato culturale attribuibile a quella droga, sui cui danni ancora oggi si continua a discutere.
La marijuana forse come poche altre sostanze ha la caratteristica di far mutare immediatamente di umore la persona che la fuma. Può infatti apparire sorprendente che assumendo la canapa indiana, la malinconia si trasformi in adrenalina. La marijuana ha il potere di far diventare un pomeriggio di noia in un momento di suspense completamente immotivata. Questa però è soltanto una delle tante reazioni che può provocare: in altri casi l’azione della marijuana sulla mente può essere molto più inquietante.
Se la relatività del tempo è ormai cosa nota grazie al genio anticonformista di Albert Einstein, la marijuana permette a chi la assume di percepire il trascorrere del tempo in un modo alterato rispetto al reale. Non è di certo discutibile il fatto che le circostanze esterne ci possano far apparire la durata di un tempo, in forma illusoria, variabile, ma l’effetto della marijuana sulla percezione dei minuti e delle ore, si impone drasticamente, in genere rallentando la dimensione temporale in chi la assume in quantità considerevoli. Sfuggire al trascorrere del tempo non è però ancora l’aspetto più travolgente che può stimolare la marijuana. Quali sono dunque le altre reazioni capaci di sconvolgere l’animo umano?
Cambiare il proprio aspetto è sempre stata una delle ambizioni dell’essere umano, e la marijuana sembra capace di poter sopperire a questa atavica necessità incidendo sulla mente stessa della persona. In molti casi infatti chi fuma la tanto discussa erba dei miracoli può iniziare a percepire il suo corpo in modo completamente diverso. La marijuana ha la possibilità di stravolgere il rapporto tra immaginazione e materia, dando l’impressione a chi ne fa uso di essere diventato gigante oppure minuscolo come un topolino.
La marijuana potrebbe anche essere definita la sostanza che fa riemergere ricordi all’apparenza dispersi tra gli abissi dell’animo umano. Non è raro che chi fuma quella droga si ritrovi a pensare caoticamente a fatti e persone lontani nel tempo, costatando che nonostante gli anni trascorsi quei volti restano comunque nascosti in una parte della memoria. Questa caratteristica della marijuana può rivelarsi certamente affascinante, ma anche negativa per i sentimenti di chi si ritrova a rivedere stagioni della propria esistenza che lo catapultano in un passato che fino a quel momento gli sembrava rimosso.
Ad intermittenza con i ricordi frammentari e confusi, tra gli effetti della marijuana si possono verificare anche delle improvvise riflessioni contorte, che a primo impatto sembrano dei labirintici discorsi filosofici; in realtà quasi sempre un puro vaneggiamento, paragonabile alle disquisizioni di un ubriaco. Chi fumando marijuana inizia a credere di poter diventare un genio, sta decisamente sbagliando strada: l’unica spinta per architettare dimensioni di sogno che prendano corpo in un opera d’arte, è data dalla capacità tecnica e dall’immensità della propria fantasia.
Uno degli effetti più diffusi che viene provocato dall’uso di marijuana è la possibilità di provare in una forma più accentuata sensazioni di piacere. Anche nel sesso la reazione che stimola la canapa indiana si rivela all’apparenza quasi afrodisiaca, ma in realtà per quanto riguarda l’uomo, che necessita non soltanto di sogni, ma anche di solide realtà, la marijuana può essere un maledetto ostacolo per la conquista della potenza sessuale. Quindi, non ci si deve far trarre in inganno. La marijuana anche nel sesso è un illusione.
Parlare di marijuana come di sostanza che può provocare dei danni psico-fisici significa mettere in guardia molti giovani, senza però dimenticare che la canapa certamente non ha provocato più danni dell’uso sconsiderato di alcool. In Italia la tragedia dei ragazzi pressoché adolescenti che si schiantano sulle curve delle autostrade in seguito all’assunzione di bevande alcoliche rappresenta indiscutibilmente una piaga non meno preoccupante. Inoltre nessuno potrà mai negare quanla tragedia dei ragazzi pressoché adolescenti che si schiantano sulle curve delle autostrade in seguito all’assunzione di bevande alcoliche rappresenta indiscutibilmente una piaga non meno preoccupante. Inoltre nessuno potrà mai negare quanto danneggi la vita delle persone l’abitudine di fumare nicotina, credendo di essere immuni da seri problemi. L’interrogativo che si impone inevitabilmente è chiedersi perché se l’assunzione di alcool e sigarette è comunque a discrezione del cittadino maggiorenne, lo stesso non valga per la marijuana.
Uno dei peggiori effetti della marijuana è definito come sindrome amotivazionale. Si tratta di una condizione psicologica caratterizzata da un’improvvisa alienazione, che contraddice il luogo comune della marijuana come scorciatoia per socializzare. Inoltre questo particolare effetto crea uno stagnante stato di completa passività, nel quale tutto quello che si presenta davanti allo sguardo è una dimensione completamente priva di stimoli, che condanna la persona sotto effetto di canapa ad un’incapacità assoluta di intraprendenza e di reazione.
Questo viaggio tra gli effetti della marijuana costituisce un’inchiesta per informare su alcune realtà spesso poco note, che caratterizzano una droga molto diffusa tra i giovani e che a detta dei ricercatori del Jonson Cancer Centre dell’Università della California, provocherebbe anche il cancro. Nonostante gli allarmi che emergono da questo Real Trust, non è però nostra intenzione né condannare né assolvere chi fa uso di marijuana nei limiti consenti dalla legge. L’unica cosa che è doveroso ricordare è che le soluzioni ad una qualsiasi difficoltà, cercate nella marijuana, sono semplicemente un miraggio destinato a dissolversi.
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